Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riflessioni. Mostra tutti i post

giovedì 30 agosto 2007

Film che restano

Cos'è un capolavoro e perché si definisce così? Chiunque affermi di saperlo è uno sciocco. Non c'è alcun modo di capire che ci si trova di fronte a un'opera fuori della norma nel momento in cui la si vede. Se ti tratta di un film e tu lo vedi ora, il massimo che puoi dire è che è un bel film, che è ben recitato e che ha quelli che a te sono sembrati diversi pregi. Basta. Non puoi aggiungere altro.
La definizione per spiegare un'opera fuori dal comune che ho trovato io è la seguente (si parla in questo caso di cinema). Un film superiore è un film che rimane lì, intatto e integro, assolutamente impermeabile alle offese del tempo, quando sono passati dieci o venti anni (meglio ancora se trenta o più). E' un'eroica statua che gli agenti atmosferici non riescono a intaccare, sebbene ci si impegnino con forza.
Di film siffatti ce ne sono parecchi. Sono rimasti nell'immaginario collettivo. molto più di opere superosannate dalla critica che dopo alcuni anni sono inghiottite nel dimenticatoio. Chi ha scordato la camminata del nerovestito Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco (qualcuno non a caso l'ha definita una delle icone del ventesimo secolo)? Chi ha scordato il voyeurismo di James Stewart in La finestra sul cortile? Ecco cos'è un capolavoro. Un film a cui quel gran farabutto che è il tempo non è mai riuscito a sibilare "Tu sei vecchio!".
P.S. Forse abbiamo sentito parlare di un certo regista come di un maestro indiscusso del cinema e di certi suoi film (in genere sul palloso andante) come di capolavori inarrivabili della cinematografia mondiale. Come si fa a capire se ci hanno raccontato delle balle? E' semplice si aspetta che il regista cocco dei critici in questione muoia e poi si nota se si parla ancora dei suoi film. Se sono trasmessi in televisione, anche a notte fonda, se se ne parla in giro, anche in ambienti specialistici. Se i film di quel presunto maestro del cinema sembrano morti con lui, be', forse non erano questi gran capolavori che ci hanno detto! Questo metodo ha il vantaggio di costringerci a permanere in questa valle di lacrime per qualche anno in più del previsto. :-)

sabato 21 luglio 2007

Mare tra narrativa e cinema


Prima la narrativa. Ovviamente "Moby dick", che è un vero e proprio poema marino. Sicuramente il romanzo in cui il mare è il più vivo e credibile protagonista. A me comunque rimase impresso molto il mare procelloso di Salgari, forse perché quando leggevo i romanzi del nostro maestro dell'avventura mi trovavo in una fase della vita più ricettiva. Ricordo nitidamente il Corsaro Nero, accigliato, illuminato dalla tetra luce dei lampi caraibici, sferzato dalla furia del vento, aggredito dall'abbraccio mortale delle onde mugghianti, ammirato da ogni singolo uomo della sua ciurma e perfino dalla figlia del suo odiato nemico Wan Gould, Honorata, mentre con sommo sprezzo del pericolo tiene ferma la barra del timone della "Folgore", quasi sfidando la furia degli elementi a ucciderlo, perchè in quel caso il destino gli avrebbe fatto solo un piacere. Il mare in letteratura è per me il Corsaro Nero al timone della "Folgore" in una notte di tempesta. Se avrà tempo parlerò pure del mio mare nel cinema.

Rimasta in sospeso la parte cinematografica del mare. Vado a colmare la lacuna. Primo film "La tragedia del Bounty" del 1935, con Charles Laughton, uno dei migliori cattivi di tutti i tempi, e clark Gable. Ricordo una tempesta rinforzata dal bianco e nero (il mare per me è tempesta, mi pare di averlo già sottolineato nel commento precedente) in cui Laughton si comporta come un pazzo codardo. Film premiato con l'Oscar che preferisco senz'altro a quello con Brando e all'ultimo con Gibson. Film numero due "Duello nell'Atlantico" 1957, storia di un epico duello tra un sottomarino tedesco e una nave americana. I comandanti delle due unità marine, Curd Jurgens e Robert Mitchum avevano la caratteristica di essere autentici gentiluomini che facevano la guerra loro malgrado. Il "Moby Dick" del 1956 di John Houston, con un Gregory Peck nei panni di un Achab accigliato e maledetto. Infine il recente "Master & Commander" con Russel Crowe. Uno dei pochi film recenti che si distaccano dalla banalità e dal pressapochismo odierni, pur attingendo come si conviene ai mezzi spettacolari. Molto efficace il tono formale usato dai vari personaggi del film. Il mare di questo film è spesso calmo e il vento in bonaccia.

Cinema de li mortacci tua contro cinema cinema


Visti due film. Uno vomitevole e uno trascinante. Quello (dal mio punto di vista) vomitevole è Tutti gli uomini del re con Sean Penn. Quello (dal mio punto di vista) piacevole è Apocalypto di Mel Gibson. Di Sean Penn ho parlato varie volte in questo blog. Non ho mai trovato un film di questo attore che mi sia piaciuto. Mai uno. Assolutamente non vedrò mai più per mia scelta un film con questo scomposto e retorico interprete (il dvd in questione l’ho visto perché me l’ha portato mio fratello, come pure l’altro… e io ho una regola, se ho un film in mano lo vedo, che mi piaccia o no). Sean Penn è un attore che non conosce il significato della parola misura. Ignora il sotto le righe, il basso profilo, la moderazione. Interpreta sempre storie metropolitane, con personaggi corrotti, deboli moralmente, ubriaconi, dove non c’è un personaggio positivo o meglio buono, uno solo perdio, (anche con tutti i difetti e le debolezze che deve avere il personaggio buono moderno). Se Sean Penn interpreta un corrotto, più o meno ha fatto un patto con Satana, se beve è il campione mondiale degli ubriaconi, se sniffa sniffa pure le ceneri del padre come Keith Richards degli Stones, se è un pedofilo si fotte pure i cuccioli di cane. Nel film di ieri faceva un governatore della Louisiana tra il corrotto e l’idealista, e ovviamente sbracava sia quando era corrotto che quando era idealista. E baaaastaaaaa!!!!! Anvedi de pedalà lontano dar Capitano, Sean Penn!
Apocalypto mi è piaciuto. Una bella storia semplice. Avevo letto che c’era molta violenza, ma mi è parso che le scene forti fossero entro i limiti cinematografici moderni, di certo ben al di sotto del più scioccante La passione di Cristo (su cui ho scritto un commento nel post di "Jesus Christ Superstar). Gibson è stato attaccato dalla critica ufficiale, così come veniva attaccato Clint Eastwood quando era giovane. Probabilmente anche Gibson da vecchio sarà acclamato come lo è attualmente il vecchio regista Clint Eastwood. Ho visto tutti e quattro film di Mel Gibson regista. L’uomo senza volto, una storia minimalista di amicizia tra un professore dal volto sfigurato e un ragazzino. Braveheart – Cuore impavido, i patrioti scozzesi contro gli imperialisti inglesi (due film che mi sono piaciuti molto). La passione di Cristo, film davvero troppo violento e con una tesi troppo monolitica e dogmatica, ma che comunque ti fa riflettere. E infine questo suo ultimo lavoro. Gliene hanno dette di tutti i colori a Gibson su Apocalypto, ma credo che la maggior parte delle critiche siano preconcette. E’ più o meno un Balla coi lupi senza i bianchi, se non in una breve scena finale. Ci sono i buoni e i cattivi molto ben delineati, come è nello stile di Gibson. Il buono è un nativo americano rapito dai Maya per essere sacrificato al dio Sole. Sono raccontate le sue traversie da prigioniero e anche la sua fuga per liberare la moglie che aspetta prigioniera in un pozzo nella giungla. I cattivi non sono i soliti bianchi, ma altri nativi americani nelle persone dei Maya. Ci sono delle evidenti esagerazioni, una tra le tante è il momento in cui la moglie del protagonista partorisce mentre ha l’acqua alla gola (la pioggia ha allagato il pozzo in cui lei è prigioniera con un altro figlio più grande). Tuttavia ci sono fughe nella jungla, Oriazi (un solo Orazio, anzi) disarmati contro schiere di malvagi Curiazi che ti vogliono massacrare. Salti dalle cascate, trappole, cerbottane avvelenate, lotte per sopravvivere. E anche, nella prima parte del film, personaggi tribali ben definiti psicologicamente, senza facile buonismo, con qualche tratto che faceva riandare la mente a scene di Un uomo chiamato cavallo (c’è una vecchia indigena che tormenta un guerriero grande e grosso perché non riesce a mettere incinta la figlia). Il finale? Si salvano tutti (tutta la famiglia, mentre il resto della tribù è stato massacrato senza pietà in tempi diversi). Quando ho finito di vedere questo film, mi sono detto soddisfatto: vaffanculo a Sean Penn e alle nebbie metropolitane, largo al cinema cinema!

Detesto il cinema metropolitano


La tecnologia uccide il passato. Nel senso che come il progresso tecnologico ci ha reso incapaci di abituarci a vecchie condizioni di vita preindustriali; così il progresso tecnico del cinema ha distrutto la nostra capacità di godere dei vecchi film. La velocità attuale ha distrutto la lentezza antica, le colonne sonore moderne quelle di una volta. Allo stesso risultato hanno condotto i movimenti delle sofisticate macchine da presa attuali, il nuovo modo di intendere e usare la fotografia, il montaggio, gli effetti speciali. Il nuovo modo di percepire il cinema ha reso obsoleto quello di una volta. E' un bene? Siamo più contenti con il cinema attuale di come eravamo una volta con quello classico? Alcuni tipi di domande hanno la caratteristica di rifuggire a ogni tipo di risposta. E questa credo sia tra quelle.
Dirò solo una cosa. Sto vedendo un film in dvd. “Crash”, quello premiato con l’Oscar. Lo trovo ben costruito, con situazioni interessanti e psicologie non banali. Tuttavia non riesco a vederne più di dieci minuti per volta. Lo vedrò interamente in dieci tentativi o più. Trovo sgradevolissima l’ambientazione metropolitana, l’angoscia del vivere attuale, le nevrosi dei personaggi, tutto il brutto collegato alle luci della città attuali, che sono ben diverse di quelle dei tempi di Chaplin. Questo film non è un caso isolato. Ho visto di recente parecchie storie simili che mi hanno comunicato gli stessi sentimenti negativi. E’ tutto un piangersi e un parlarsi addosso. E’ tutto un susseguirsi di cupe e avvilenti vite da chat line notturne. Ho detto a mio fratello, che è quello che affitta i dvd e poi li passa a me, di non prendere per nessuna ragione un film ambientato in una metropoli attuale. Prendesse invece storie che si svolgono sotto cieli limpidi e paesaggi a perdita d’occhio, dove non si vede nemmeno l’ombra di un grattacielo.

Film per camionisti


ho visto il film in dvd "la mia super ex ragazza" con Uma Thurman. Una idiozia terribile con super eroine nevrotiche, comunque l’ho visto tutto, e questo è già molto. Colgo l'occasione per fare una parentesi sui film in dvd che mi porta mio fratello (mi ha portato pure questo).

Allora, mio fratello lavora in un’azienda di gas dove vanno a caricare parecchi camionisti. C’è un personaggio che produce dvd piratati e dato che il grosso della clientela è composto da camionisti, è chiaro che questo personaggio sceglie i titoli cinematografici che ritiene possano piacere a questa categoria umana. Uno pensa: che film piaceranno ai camionisti? E si risponderà Sylvester Stallone, Schwarzenneger, roba di machos, ispettori Callaghan dal grilletto facile, omaccioni che usano le donne solo come arredamento.

Niente di più sbagliato. Mio fratello si presenta a casa con dvd di pistolere nel West, questo qui con i maschi a fare da tappezzeria alle super women. E poi Woody Allen, Pedro Almodovar, Lare Croft, Kill Bill, Cat woman, Elektre eccetera. In effetti il mondo a volte ci riserva notevoli sorprese.

sabato 16 giugno 2007

Il cinema moderno mi uccide


Aiutooooo!!!!! Muoiooooo!!!!!!! Non riesco più a vedere un film recente in dvd tutto intero. Quasi sempre interrompo la visione, tediato a morte e perfino schifato da certa grossolanità del cinema moderno, dopo un quarto d’ora o al massimo venti minuti (ma in verità capisco dopo poche inquadrature che quel particolare film è una fregatura).
Prima una precisazione. Nell’attuale fase storica i dvd che mi arrivano non sono scelti da me, provengono da mio fratello, al quale sono passati da altri suoi conoscenti. In tutti i modi sono film recenti e noti, che hanno conosciuto un certo successo al box-office. Si potrebbe dire che in molti casi sono titoli rappresentativi, nel bene e nel male, della nostra epoca.

Dunque il film che cercavo di vedere l'altra sera era Mr. & Mrs. Smith con Brad Pitt e Angelina Jolie. Sapevo grosso modo di cosa trattava e non mi illudevo di trovarmi di fronte a un capolavoro della settima arte. Il mio obiettivo principale era di giungere alla fine del film, magari lustrandomi un poco gli occhi con qualche coscia generosamente mostrata dalla Jolie e qualche scena d’azione recitata da Pitt con onestà. Niente, non ce l’ho fatta. Dopo dieci minuti già vacillavo, ma ero decisissimo ad arrivare ai titoli di coda anche in fin di vita. Poi sono cominciate le scene di azione copiate dal più cretino videogioco. La Jolie che si butta, dopo aver ucciso un signore con l’hobby del sadomaso (sia lei che il marito Pitt sono killer, sia pure l’una all’insaputa dell’altro), da un grattacielo appesa a una specie di liana tecnologica allungabile, che la deposita dolcemente sul marciapiede una trentina di piani sotto in tempo per prendere un tassì. (Il tassista ovviamente non batte ciglio vedendo questa bonazza che digrada da altezze proibitive appesa a un filo e chiede semplicemente dove la debba portare).
Brad Pitt è un filo più scanzonato e fracassone, ma pure lui spara bazookate assassine e usa congegni che non si sognerebbe nemmeno Paperinik rifornito da Archimede Pitagorico.

Sono rimasto avvinghiato alla poltrona, con la mezza idea di legarmi in quel posto come Ulisse all’albero della nave in prossimità dello scoglio delle Sirene. Mi sono sorbito qualche altro inseguimento con le auto, qualche altro po’ di stronzate alla Charlie’s Angels del gruppo tecnologico di cui serviva la Jolie, qualche sparatoria con Pitt protagonista e infine, al cinquantesimo minuto di visione di questa boiata cinematografica, ho detto basta: nessuno dovrebbe soffrire così. Ho spento il lettore dvd e mi sono dichiarato sconfitto.
Credo che siano almeno una dozzina i film che non sono riuscito a vedere nell’ultimo periodo. Ho stimato che siano almeno il doppio di quelli che ho seguito sino alla fine (e sia chiaro che il fatto che io veda un dvd interamente non significa che mi sia piaciuto).
Il penultimo film che non ho visto è stato Into the blue con Jessica Alba, storia di tesori da ritrovare ai Caraibi… Curiosamente la Alba sembra somigliantissima alla Jolie, stesse labbra rifatte, stesso sguardo altero da maliarda che ha fatto domanda per entrare negli X-Men, identica abbronzatura di coscia: sembra che a Hollywood le starlette le sfornino in serie, magari l’era dei Replicanti è già iniziata e non ce ne siamo accorti.