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sabato 21 luglio 2007

Gesù a cinema


il Gesù di Zeffirelli. Si rende necessario un commento su questo punto. Vidi il Gesù di Zeffirelli tempo fa. A quanto ricordo aveva un ritmo lento e un’impronta schiettamente religiosa, quindi era impostato in modo molto diverso dal film di questo post. L’opera di Zeffirelli ha la la particolarità di piacere molto ai credenti e di suscitare poca simpatia negli altri. Comunque è senz’altro un film importante, ben documentato, con grandi effetti di realismo. Come capita a tutti i film, c’è a chi piace e a chi no.

Bisogna dire che alla sua uscita “Jesus Christ Superstar” fu parecchio criticato in ambienti religiosi per come presentava la figura di Gesù. Non ho mai capito queste critiche, anche se è ovvio che il solo atto di rappresentare sullo schermo una figura divina le toglie spiritualità e autorevolezza. Rendere umano il divino quasi sempre contribuisce a diminuire l’ascendente che le figure sacre hanno sugli uomini. Il Gesù del Superstar è un uomo forte, di grande carisma, capace di amore e di ira, con una voce potentissima che sferza gli animi e fustiga le ipocrisie dei finti credenti, un leader. Tuttavia è pure un uomo piccolo, che fa tenerezza con la sua esilità fisica e con quegli occhi strabici che lo rendono tanto vicino al nostro cuore. A me Ted Neeley sembra un gran bel Gesù. Dovrebbero farsi considerazioni più importanti su questo tema, ma non c’è tempo. Posso solo dire che girando con Google mi sono imbattuto in un sito che chiedeva qualche fosse il miglior film su Gesù. Le risposte vertevano quasi interamente su Jesus Christ Superstar, sul Gesù di Zefferelli e sulla Passione di Gibson.

La passione di Cristo


Ho visto il film di Mel Gibson “La passione di Cristo”. L’ho visto tutto e questa è già una notizia, perché è un film che davvero ti agita e ti turba. Probabilmente se non avessi annunciato di scrivere un commento avrei interrotto la visione a metà film. Già prima di vederlo, sapevo che gli elementi principali della storia erano la lingua originale in cui è stato girato il film e la violenza delle immagini di cui molto si è discusso. A differenza di ciò che credevo, il dover seguire il film leggendo i sottotitoli non danneggia troppo la visione. Dopo un po’ ti ci abitui. Inoltre i dialoghi in lingua originale concedono spessore e credibilità (e forse pure originalità) alla storia.

Al secondo elemento qualificante del film non c’è verso di abituarti. Dalla prima all’ultima sequenza è un infinito Calvario, un distillare violenza senza sosta, uno sprizzare di sangue, un ghignare di aguzzini. Mentre scrivo queste righe sono ancora sottosopra per la brutalità dispensata dallo schermo senza soluzione di continuità, sento proprio un peso, un disagio nello stomaco, non sono tranquillo. Mentre seguivo le immagini del Cristo martoriato, mi dicevo che sì, il film era duro e forse fin troppo violento; eppure le crocifissioni esistevano davvero, la corona di spine era un particolare reale, così come la scritta “Re dei Giudei” sulla croce o le frustate. Gesù era vissuto il un mondo violento, dove le torture e le mutilazioni, anche disumane, era all’ordine del giorno. In quell’epoca i gladiatori si uccidevano o si facevano sbranare nelle arene per il divertimento del pubblico, migliaia di gladiatori ribelli, quelli comandati da Spartaco, furono crocifissi lungo tutta la strada che andava da Capua a Roma. Giulio Cesare fu considerato un comandante benevolo e clemente per aver inflitto il taglio della mano destra alle migliaia di Galli insorti contro di lui (pare che le mani tagliate alla fine della punizione formassero una montagna di cospicue dimensioni).

Eppure nonostante questo la violenza della “Passione di Cristo” pare davvero eccessiva. A un certo punto non ce la fai più a resistere. “Basta!” dici quando l’ultimo centurione di accanisce su Gesù con l’ennesima frustata gratuita o quando ti torturano con i dettagli più macabri della crocifissione. Finitela, non se ne può più! Ho concesso al regista Mel Gibson tutte le attenuanti del caso e anche la presunzione di innocenza che merita chiunque. Ma quando, dopo che si erano sciorinate frustate, angherie e brutalità oltre ogni limite consentito, ho visto un corvo apparire sulla croce di uno dei due condannati a fianco di Gesù e accecare questi beccandolo negli occhi... be’, mi sono che si era passato il segno. Il troppo è troppo. Per finire dirò come ho seguito il film. Prima, come faccio di solito, ho spento la luce e ho regolato lo stereo al massimo per imitare l’effetto surround. Dopo venti minuti ho acceso la luce perché mi pareva che l’effetto fosse troppo claustrofobico. E dopo quaranta ho abbassato l’audio perché non potevo più di sentire echi di frustate e gemiti di sofferenza. Certamente questo non è un film che scorderai facilmente.

Tornando al film di ieri di Gibson, si può dire che è sicuramente un film che ti colpisce e ti fa pensare. Spesso non convince l'impostazione generale della storia, ma non si può fare a meno di essere turbati dal linguaggio crudo del regista, che dimostra di ignorare l'uso del fioretto, sostituito sempre e dovunque da una clava cinematografica che lascia poco spazio alla sottigliezza psicologica. Giuda è un puro e semplice traditore dallo sguardo sfuggente, Pilato un uomo debole, Erode un gaudente fricchettone, i centurioni aguzzini, Barabba il mostro di Milwaukee, Caifa e gli altri sacerdoti individui assetati di sangue. Tutto è bene o tutto è male. Perfino i due condannati alla crocifissione a fianco di Gesù seguono questa regola: l’uomo crocifisso con il volto di Sergio Rubini dimostra umanità e pentimento, l’altro è un essere pieno di odio con già un piede e mezzo all’inferno. Di qui o di là, sembra pensare Gibson, nessuno spazio per la Terra di Mezzo

Per la prima volta o quasi si è visto sullo schermo un Gesù che era un bel pezzo di uomo, alto e ben piantato, non un peso piuma.


Jesus Christ Superstar


Immaginiamo di dover fare un film su Gesù, mi seguite, amici? Però vogliamo usare un linguaggio diverso. Dire qualcosa di nuovo che colpisca i giovani, ma non solo. Vogliamo creare un’opera che lasci il segno. E se facessimo un musical?
Dite che un musical sulla vita di Cristo sarebbe una scelta troppo azzardata? Non sono d’accordo. Anzi, sapete cosa vi dico? Il musical lo facciamo rock. Sì, avete capito bene. Faremo un film in cui Gesù, gli apostoli e perfino Caifa e Ponzio Pilato si esprimeranno nel linguaggio musicale dei Deep Purple e dei Led Zeppelin. No, non bruceremo organi Hammond e chitarre Fender in diretta, non inneggeremo alla droga libera, ma faremo tutto il resto. Avremo sullo schermo un Gesù con una voce potente alla Ian Gillan, con uno spessore canoro alla Mick Jagger. Un Cristo umano e talvolta preda dell’ira, ma capace di amore e di sacrificio. Un Gesù che potrebbe camminare accanto a noi per strada o sedersi di fronte a noi nell’autobus.
Non basta ancora per il nostro film diverso. Rivoluzioneremo del tutto la figura di Giuda Iscariota, che non sarà più il traditore vigliacco conosciuto da tutti, ma gli daremo motivazioni politiche, ideali. Lo renderemo capace di criticare certi atteggiamenti di Gesù, anche se alla fine si redimerà e si renderà conto dei suoi sbagli. Ah, naturalmente la parte di Giuda la affidiamo a un nero, un afro-americano. Dite che sembra una scelta azzardata? Vediamo.
E per Maria Maddalena? C’è una cantante hawaiana che sarebbe perfetta, voce con tutti i crismi e grande pathos. Sì, lo so che non c’è mai stata una Maddalena con gli occhi a mandorla, ma c’è una prima volta per tutto. E non scordiamoci che abbiamo uno stupendo Pilato e delle coreografie moderne che daranno una gran resa sullo sfondo del deserto israeliano.

Mi sono da poco rivisto Jesus Christ Superstar approfittando dell’atmosfera pasquale. E’ rimasta intatta l’emozione e la suggestione che provai vedendo per la prima volta questo film straordinario. La parola giusta da usare sarebbe magia, una magia che ti cattura nonostante il passare degli anni (ne sono trascorsi 34 dalla sua uscita). Se non fosse per il tema sacro, si dovrebbe dire che il regista Norman Jewison ha stretto un patto con il diavolo, dato che questo film sembra modernissimo, come se fosse girato oggi o meglio ancora domani. Tutto è fresco e attuale. I volti un po’ hippy dei protagonisti, i passi di danza, la psicologia dei personaggi, le canzoni, le movenze.
Colpisce la bellezza abbagliante del deserto israeliano che fa da sfondo alla storia, strappano commenti ammirati le coreografie moderne o la spontaneità delle situazioni. Ma ciò che rende questo film un capolavoro sono le canzoni. Sono molte, tante da riempire un doppio Lp di una volta, e tutte belle.
Quella che ha fatto sognare me e intere generazioni di giovani e meno giovani è “I Don't Know How to Love Him” cantata da Yvonne Elliman nel ruolo di Maria Maddalena, in cui questo personaggio mostra un amore molto terreno e umano per Cristo.
Come regola generale le più belle canzoni sono cantate da Carl Anderson (Giuda) e Yvonne Elliman, ma ce ne sono di notevoli pure interpretate da Ponzio Pilato e Erode o dagli stessi apostoli. Straordinaria la canzone dei lebbrosi. Non mi pare che Ted Neeley (Gesù) interpreti brani memorabili, ma ricordo che il vigore e la ricchezza espressiva della sua voce lasciavano il segno.
Volevo citare i brani che mi sono piaciuti di più oltre a quello già nominato, ma poi mi sono reso conto che sarebbero da menzionare tutte le canzoni. Ricorderò solo “Heaven On Their Minds” di Carl Anderson, è la prima canzone dopo l’Ouverture, quella in cui Giuda canta nel deserto, che ritmo. “Everything's Alright” cantata soprattutto da Yvonne Elliman e Carl Anderson (è il pezzo in cui Giuda rimprovera Maddalena per gli unguenti che cosparge sul corpo di Cristo, sostenendo che tali prodotti si sarebbero potuti usare con maggior profitto… ne fecero una versione italiana pure Celentano e Claudia Mori). Una canzone che ho ascoltato con molta nostalgia è “Could We Start Again, Please?”, interpretata da Yvonne Elliman e Pietro nel deserto dopo l’arresto di Gesù. Infine c’è “Superstar” di Carl Anderson che era il 45 giri che spopolava all’uscita del film.
Ma come ho detto, le canzoni sono tutte molto belle. E il film è qualcosa che resterà nel tempo.