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martedì 21 agosto 2007

Film di mattina in un mondo in bianco e nero


C’è un’emozione che nessuno di noi che abbiamo una determinata età scorderà mai. Ha a che fare con il cinema e con i pochissimi film che si davano alla Rai quando l’emittente di Stato era in bianco e nero. A quell’epoca esistevano due soli canali nazionali. E cio che era peggio era che ambedue i canali avevano una cultura di programmazione televisiva degna della televisione bulgara ai tempi del comunismo reale. Ciò significava in sostanza che, oltre ad appestare gli sventurati telespettatori con programmi intitolati “A come agricoltura”, “Frontiere della scienza e della tecnica” o perfino “Programmi sperimentali per i sordi”, non si programmava un film decente se non in casi di emergenza nazionale.
Una piccola parentesi per chiarire che i film che all’epoca, anni Settanta, io consideravo decenti, erano le pellicole hollywoodiane degli anni Cinquanta, i titoli con Gary Cooper o Humphrey Bogart, i western con John Wayne, la commedia sociale o brillante con James Stewart, Cary Grant o Katharine Hepburn. Più di questo sinceramente non era lecito aspettarsi in tivvù. A peggiorare la situazione veniva il fatto che a quei tempi la programmazione televisiva prevedeva due soli film a settimana: il lunedì e il martedì o il mercoledì (ne faceva uno pure il sabato, ma era quasi sempre inguardabile, spesso si trattava addirittura di vecchiume del cinema muto, che comunque abbiamo visto così come ci siamo sciroppati qualunque cosa portasse la dizione “film”). Ebbene, solo il film del lunedì sera dava sufficienti garanzie di appartenere alla corrente cinematografica che io e altri spettatori dell’epoca consideravamo appetibile. Il resto della programmazione televisiva era una specie di roulette russa in cui ti potevano capitare odiose pellicole francesi, montagne di noia dell’Est Europa o perfino schifezze inguardabili con Amedeo Nazzari.
Tuttavia ogni anno invariabilmente accadeva un miracolo alla fine della scuola. Nella mia città e in altre si teneva la Mostra della Casa (A Napoli si allestiva alla Mostra di Oltremare). Era un prodigio che dimostrava l’inequivocabile presenza di Dio su questa terra, ne ero convinto allora e ne sono convinto adesso. La Rai, non so per quale motivo per ben due settimane trasmetteva un film al giorno in occasione dell’evento citato. Un film al giorno per due settimane! Nessuna emozione che io possa provare nel resto della mia vita uguaglierà mai la gioia di quando vedevo scorrere, in quelle mattine di giugno, i titoli di testa di qualche film con Humphrey Bogart o James Stewart. Nessuno che abbia l’età giusta potrà mai scordare il batticuore che accompagnava la sigla di inizio della Rai, quella con le nuvole, e poi l’annuncio del film alle nove (o forse alle dieci) di mattina. E che film. Roba buona. Western, storie con Jerry Lewis, Fred Astaire, Clark Gable o Doris Day. Solo poche volte in quei benedetti film di mattina ti propinavano qualche polpettone romantico italiano o qualche altra fregatura del genere. In ogni modo vedevi pure quella roba e ringraziavi il Cielo per quel dono inatteso perché a caval donato non si guarda in bocca. Ancora oggi ricordo con nitidezza l’emozione dell’attesa, quando, ancor prima che comparissero i titoli di testa, riuscivi a capire dalla colonna sonora o dal leone della MGM, se il film di quella mattina avrebbe fatto volare la tua fantasia.

sabato 21 luglio 2007

Doppiaggio classico


Sul doppiaggio ci sono varie scuole di pensiero. E' vero che si doppia solo in Italia. In tutti i modi è un'arte pure quella; è opinione diffusa che Oreste Lionello, ad esempio, abbia migliorato Woody Allen e Ferruccio Amendola Sylvester Stallone. Le voci di un tempo erano molto più impostate e innaturali, ma suggestive al massimo (vedi doppiaggio di John Wayne o Gary Cooper, e che dire di quello di Jimmy Stewart, della Monroe o di Jerry Lewis?). Oggi si preferiscono voci più informali e vicine al parlare quotidiano, ma in alcune circostanze sciatte da morire: è il caso di una giovane attrice hollywoodiana che passa dalle parti di piratessa a quelle di classici della letteratura).
La mia idea è che il ridoppiaggio di vecchi film è né più né meno che un crimine. E' come mettere orribili infissi anodizzati alla finestra di un palazzo d'epoca. Anni fa tentarono di ridoppiare Via col vento per renderlo più attuale e politicamente corretto, con la negra Mamie che non diceva più "badrona" e fecero un disastro difficilmente uguagliabile. Ormai stanno ridoppiando pure film relativamente recenti come L'inferno di cristallo sempre con risultati pessimi. Perché ottengono tali disastri? Secondo me per due motivi principali: uno perché nessuna voce moderna può rendere giustizia alle atmosfere d'epoca; secondo perché quando ridanno le voci ai vecchi film  di solito non prendono i migliori doppiatori moderni, ma quelli di seconda o terza fila, aggiungendo danno al danno.

Bacio al cinema


Ancora sul bacio e sul cinema classico. Chissà se tu da ragazzina reagivi come me guardando in compagnia, specie di estranei o di amichetti sfacciati, i film in tivvù. Io ero un ragazzino timido. Quando veniva il momento del bacio nei film mi agitavo sulla sedia, mi facevo rosso, avrei voluto sparire. Avrei voluto guardare altrove, ma sapevo che così facendo avrei attirato l’attenzione e allora seguivo tutta la scena sentendomi avvampare. Rammento che il momento peggiore era quello che precedeva il bacio, circostanza in cui cercavo di mostrarmi disinvolto per evitare di essere bersagliato da battute sul mio evidente disagio. Naturalmente se vedevo il film da solo o in compagnia di persone fidate, godevo del bacio e fantasticavo di essere io il fortunato sullo schermo.

Totò era un genio


Totò è un genio della risata e del cinema. Nego nella maniera più assoluta che i suoi film siano inguardabili, alcuni anzi sono degli autentici gioielli o gioellinini (rivedrei e rivedo di continuo film come "Miseria e nobiltà" e trovo impagabile la partecipazione del principe della risata nei "Soliti ignoti"... la battuta del Fu Cimin è epocale). La particolarità dei film di Totò peraltro è quella di migliorare con gli anni, come il buon vino, e questo è un miracolo cinematografico da cui spesso sono esclusi perfino film pluripremiati e pluriosannati dalla critica).